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Bellezza: qualità oggettiva o soggettiva?
Ma la domanda
primigenia da cui derivano i quesiti iniziali è: la Bellezza può esser
considerata qualità oggettiva o è sempre derivazione d’una percezione
soggettiva? Pur senza voler in questa sede fare della filosofia spicciola,
per tentare di rispondere in modo semplice a tale questione filosofica,
facciamo un paragone concreto, riformulando il quesito: opere d’arte come
L’Ultima Cena di Leonardo, il Mosè di Michelangelo, la Venere di Milo o
il David di Donatello, sono oggettivamente belli o possono maggiormente
piacere ad alcune persone e ad altre meno? Anche se non elementare, se così
formulata la questione appare ora molto più semplice, così come la sua
risposta, immediata per quanto non univoca:
sono oggettivamente belli, cioè la perfezione della loro Bellezza è tale da
esser universalmente attestata, anche se ad alcuni può piacere maggiormente il
Mosè o L’Ultima Cena, ad altri la Venere di Milo o il David di
Donatello, ad altri ancora possono non piacere affatto.
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BELLEZZA: la Venere di Milo |
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Tra le rappresentazioni femminili
della bellezza, la Venere di Milo è stata considerata da molti
artisti come una delle più significative. |
I canoni della
bellezza Trasliamo dunque il concetto ad un corpo umano, o a un viso:
esso può essere oggettivamente aggraziato, se confrontato può piacere meno
di un altro, o addirittura può non piacere affatto. Tuttavia, se non in
rarissimi casi, è impossibile asserire che sia oggettivamente brutto, mentre
il viso di Frankenstein
- ad esempio - è oggettivamente brutto. Perché? Perché i canoni della
Bellezza, in ogni epoca e in ogni luogo, sono stati determinati da parametri
oggettivi, più o meno influenzati dall’ethos culturale di una determinata
società. Ed eccoci giunti alla risposta finale: la Bellezza - almeno per la cultura occidentale - è
insieme di parametri oggettivi, ovvero sono le misure geometriche e i rapporti
tra queste a determinare su un viso o su un corpo quelle qualità che crediamo
di definire soggettivamente “bellezza” o “bruttezza”.
Bellezza in
chirurgia estetica
Quanto appena enunciato rappresenta
contemporaneamente la definizione di bellezza in chirurgia estetica e il
principio cardine ispiratore cui ogni chirurgo plastico deve far fede: è
proprio sulle misure geometriche ed i rapporti tra queste che un chirurgo
estetico lavora, in scienza e coscienza, sempre coniugando i desideri dei
pazienti con il proprio senso estetico. Attenendosi a tale principio, ogni
miglioramento sarà allora possibile.
E personalmente ho
sempre ritenuto che vero professionista sia solo quel chirurgo in grado di
riassumere e coniugare sapientemente in sé, tre componenti: indubbie capacità
tecniche, senso estetico, doti di psicologo. Tale professionista non è
effettivamente facilissimo da trovare… anche se in Italia ve n’è una discreta
percentuale, circa il 25% di tutti coloro che amano scrivere “Chirurgo
Plastico” sul proprio biglietto da visita. E ancor oggi credo - e insegno ai
miei studenti - che se ad un chirurgo difetta il senso estetico… farà meglio a
dedicarsi ad un’altra disciplina.
I pazienti, e
specialmente le donne, dal canto loro non dovrebbero mai chiedere al
professionista di modificare completamente il loro aspetto, quanto di
migliorare la propria persona con interventi mirati che mettano in risalto il
fascino, la personalità e l’identità nascosta, che ogni essere umano porta
dentro di sé.
Perché solo così
le vie che conducono alla bellezza, saranno percorribili.

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