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PER MEDICI E ODONTOIATRI |
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UNA PAROLA DI ODONTOIATRIA |
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 La Postura dell'essere umano deve essere studiata come un Sistema. Quando si
introduce un cambiamento in una parte del Sistema Posturale, l'effetto
del cambiamento si irradia in tutto il Sistema come onde nello stagno in cui si
é gettato un sasso. L'effetto più immediato del cambiamento originario sarà
causa di altri effetti in altre parti del Sistema che a loro volta potranno
generare altri effetti-causa anche lontani dal primo cambiamento e che in ultimo
influenzeranno anche il punto di partenza originario: si tratta di una catena
causa-effetto circolare, molto diversa da quella lineare in cui una causa si esurisce in un effetto. In un sistema ogni causa diventa effetto di un altro
effetto-causa e così via fino al raccordo dell'ultimo effetto con la prima causa
(nel caso più semplice).
Come regola generale si può assumere che l'effetto sarà proporzionale alla vastità
delle connessioni del sistema e di quella parte del sistema: se si immagina il
corpo umano come un servizio finalizzato all'alimentazione e al trasporto del
capo con il suo "contenuto" in organi di senso si può ben capire come non solo
"tutte le strade portano a Roma" ma anche partano da Roma: i riverberi di
qualsiasi disfunzione posturale in un modo o nell'altro si rendono palesi
sull'equilibrio/squilibrio del capo sull'asse posturale e viceversa, il minimo
squilibrio presente sull'estremità cefalica (sulla testa) modifica l'asse posturale in un nuovo riadattamento.
Ebbene, il Sistema Stomatognatico (costituito dalle ossa mascellari, dai denti, dalla
muscolatura masticatoria, dalle articolazioni temporomandibolari) è inserito con
determinanti prioritarie su questo Sistema: la disposizione dei denti che
fisicamente funziona per la mandibola un po' come i tacchi delle scarpe per i
piedi, la disposizione e la articolazione con le altre ossa craniche delle
mascelle su cui si inseriscono i denti e che quindi condizionano il combaciamento dentale e ne sono condizionate, la partecipazione dei muscoli
elevatori della mandibola (quelli della potenza masticatoria) alla funzione
antigravitaria (quella che ci mantiene in piedi contro la forza di gravità), la
correlazione dei muscoli abbassatori della mandibola e della lingua con
l'equilibrio dell'asse del collo, la ricchezza e la potenza dei sensori
nervosi inseriti in ogni componente, la sospensione articolare della
mandibola al cranio a mo' di un pendolo che la fa partecipare ai moti
oscillatori del corpo intero, sono tutti fattori che vengono modificati dall'inserimento di un
bite. Dalla correttezza di questo intervento dipende un riaggiustamento
positivo o negativo della Postura. Il tutto mediato dalla
sensibilità specifica dell'individuo paziente (a carico del sistema nervoso
centrale) che non è uguale in tutti: in alcuni pazienti la tolleranza alle
variazioni è ampia mentre in altri è bassissima. In questi casi si tratta di
persone con una percezione esageratamente amplificata, a causa di uno Stress
generalizzato, di variazioni minimali normalmente tollerate e malamente
correlate con l'ambiente circostante. Quest'ultimo va sempre valutato,
perché i sistemi viventi sono sistemi aperti e l'energia non si consuma solo al
loro interno, ma viene scambiata permanente con l'esterno.
Insomma l'uso clinico di un bite è volto al recupero di una armonizzazione
funzionale delle componenti neurologiche, muscolari, osteoarticolari e dentali
e, qualora si siano già verificati dei danni alla struttura fisica di questi per
un prolungato funzionamento in disarmonia o per un trauma acuto, all'innesco
del potenziale di guarigione del danno. Così, per esempio, nell'artrosi in caso
di danno da sovraccarico cartilagineo sulle articolazioni temporomandibolari (di
cui i pazienti sperimentano i rumori in apertura e/o chiusura della bocca)
oppure nello spasmo muscolare (di cui i pazienti di solito sperimentano un
dolore riferito ai denti o alla testa).

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