LIFTING Domande e risposte
È VERO che
gli effetti del lifting durano poco tempo, ed è quindi necessario rifarlo una o più volte
perché “tutto crolla”?
FALSO.
Quando decidiamo di sottoporci ad un intervento di chirurgia estetica per ringiovanire il viso, non
dovremmo diventare emuli del dottor Faust, cioè non dovremmo illuderci nel
cercare l’eterna giovinezza.
Il chirurgo
plastico non è in grado, naturalmente, di fermare il tempo. E il processo
d’invecchiamento continua, anche in assenza dei famigerati radicali liberi.
Di conseguenza è
evidente come l’attraente signora che abbia deciso di farsi oggi un lifting, o
un intervento di chirurgia estetica delle palpebre, non possa pensare d’esser
nelle identiche condizioni estetiche dopo dieci anni. Sicuramente, però, il suo
aspetto apparirà molto migliore di come sarebbe se non avesse subito alcun
“ritocco”. In altre parole, anche fra dieci anni apparirà più giovane delle sue
coetanee.
È quindi
essenziale che tale concetto, sebbene elementare, sia ben compreso da chi
decide d’operarsi.
Dire dunque che “tutto
crolla” è errato, anche se è vero che il processo d’invecchiamento continua.
È VERO che
sono ancora troppo giovane per fare l'intervento di lifting?
FALSO.
Non esiste un’età anagrafica per avvicinarsi ad un ringiovanimento del volto,
bensì un'età cutanea. Il principale parametro obiettivo da considerarsi,
dunque, è l’indicazione chirurgica, vale a dire che un problema deve
realmente sussistere, e non solo risiedere nell’immaginario d’un paziente. E,
soprattutto, si deve poter stimare con la massima obiettività qual è il margine
di miglioramento. Non facendolo, un intervento potrebbe essere poco utile
quando addirittura del tutto inutile.
In sintesi, è necessario
comprendere che un intervento di chirurgia estetica su un viso o su un collo può esser fatto con un
procedimento a più livelli - parziale, moderato, medio, totale - e deve
rigorosamente esser deciso in dipendenza della tipologia e gravità del problema
presentato oltre alle caratteristiche peculiari d’ogni fisico, quali elementi
che il chirurgo stesso deve considerare indipendentemente dall’età del
paziente.
È VERO che quando si fa un lifting vengono
quei visi gonfi? ho visto delle mie amiche con certe labbra…
FALSO.
L’interlocutrice, nel formulare tale domanda, confonde l’intervento chirurgico
di ringiovanimento del volto con l’iniezione di alcune sostanze (silicone
rigorosamente da bandire), necessarie a spianare le rughe o ad attenuare le
depressioni del viso o ad aumentare il turgore delle labbra.
Queste sostanze
sono semplicemente dei riempitivi e mai l’uso può far ottenere un effetto di
ringiovanimento: bisogna sempre ricordare che i riempitivi o filler - come in
linguaggio tecnico vengono chiamati - trovano ottimo impiego in presenza di inestetismi minimi e circoscritti solo ad alcune zone (distretti) del volto.
E mi addolora
dover ammettere che il timore manifestato nel quesito dalla gentile
interlocutrice deriva, a volte, da medici privi d’etica professionale che in
qualche paziente hanno riempito in maniera esagerata alcune zone del viso,
ottenendo sì l’effetto di spianare le rughe… ma contemporaneamente trasformando
il viso stesso in un "pallone": non esiste risultato estetico peggiore! Un
lifting ben riuscito, infatti, è quello che non si vede, ma che fa esclamare ai
nostri conoscenti: “Come stai bene, sembri ringiovanita, ti sei riposata in
questo periodo, vero”?
È VERO che
questo l'intervento di lifting cambia l’espressione del viso?
FALSO.
Ognuno di noi è legato alla propria immagine corporea, e sicuramente questa
non cambierà dopo l’intervento. Il riposizionamento dei tessuti cutanei e
muscolari del volto, alla base dell'intervento di lifting non può cambiare una persona. Questa domanda si
ricollega alla precedente, e per essa vale lo stesso tipo di amara
considerazione… e di conclusione.
È VERO che
se si tira troppo il viso non si può più né ridere né mangiare?
FALSO.
L’affermazione teorizzata da cui nasce la domanda è, oltre che falsa, anche
ridicola. Potrebbe trovar posto in un immaginario dizionario di mitologia
medica alla categoria "Fantasie muscolari".
L’impossibilità
di movimento dei muscoli del viso, appunto per ridere o mangiare, non può esser
l’effetto d’una eccessiva trazione dei tessuti ma - eventualmente - d’una
lesione nervosa, ovvero una lesione dei nervi del volto che comandano il
movimento d’ogni muscolo facciale. Tuttavia considerate che una tale evenienza
è più unica che rara e - grazie a Dio - le pochissime volte che accade nel
mondo, è transitoria nella pressoché totalità dei casi.
È VERO che
per nascondere le cicatrici sul viso bisogna portare i capelli sulle guance?
FALSO. Le
cicatrici davanti all’orecchio, nella quasi totalità dei casi, diventano
invisibili dopo tre-quattro mesi. Tuttavia, durante tale periodo, il consiglio
è sempre quello d’usare un buon fondotinta per camuffare le zone d’incisione
(aventi colorito roseo) che tenderanno a schiarirsi naturalmente con il passare
dei giorni.
È VERO che
dopo il lifting, per un anno, non ci si può esporre al sole?
FALSO.
Dopo l'intervento di lifting è opportuno non esporsi ai raggi solari solo per due-tre mesi. Il calore del
sole, infatti, ritarderebbe il processo di normalizzazione dei tessuti del
viso. Trascorso tale periodo di tempo ci si potrà tranquillamente abbronzare,
magari regalandosi un bel viaggio ai Tropici.
È VERO che
ormai i lifting si fanno tutti con il laser?
FALSO. Il
laser - strumento mitico nell’immaginario collettivo che tutto può e che
sembra aver invaso ogni campo della medicina e specialmente la chirurgia - dal
punto di vista del suo impiego presenta invece limiti ben definiti, molto più
di quanto comunemente si creda.
Per agevolare la
comprensione della risposta da parte del lettore, ritengo in questa sede
opportuno sintetizzare brevemente cosa è il laser. Semplificando ai minimi
termini, può definirsi come fonte d’energia prodotta intensificando un raggio
di luce, la cui principale peculiarità è avere potenza variabile.
In Chirurgia Estetica il
raggio laser può esser usato come un bisturi - ma francamente non ne vedo
l’utilità anche considerati i relativi costi - cioè come lama tagliente molto
sottile, oppure come "pennello d’energia" per l’eliminazione e la cancellazione
di strutture o parti d’esse. Questa seconda tipologia d’impiego trova la sua
utilità, per citare un caso concreto, nell’obliterazione di quei piccoli
capillari venosi che tappezzano in modo antiestetico le affusolate gambe
femminili. Tuttavia, la sua utilità maggiore credo risieda nella possibilità
d’essere utilizzato come “abrasore” per l’eliminazione di macchie o piccole e
sottili rughe del volto: in questo caso ha il pregio di donare al paziente, a
guarigione avvenuta, un aspetto più fresco e giovanile.
Altra comune
quanto utile applicazione è la cosiddetta depilazione definitiva: il raggio
laser, danneggiando il bulbo pilifero, impedisce la ricrescita dei peli.
Questa, in poche
righe, la realtà. Il laser non ha niente di mitico in sé e non può certo
esser lo strumento risolutore unico: non può, ad esempio, sostituirsi ad altre
procedure qualora vi sia il bisogno d’eliminare pelle in eccesso o quando si
rende necessario riposizionare strutture muscolari, fasciali o cutanee, che la
forza di gravità ed il tempo hanno fatto ‘scivolare’ verso il basso.
In ultima
analisi, dunque, è possibile affermare che l’uso del laser sul viso ha
sicuramente la sua utilità quando l’inestetismo presente è di lieve entità.
Aggiungo che questo strumento può proficuamente esser utilizzato quale
complemento di un lifting, onde ottenere un effetto estetico finale ancora
migliore, ma assolutamente non può sostituirsi all’intervento chirurgico
stesso.
È VERO che la blefaroplastica, cioè l’intervento
per ringiovanire le palpebre, è pericoloso per gli occhi?
FALSO.
Questo intervento non è pericoloso se non si commettono errori. Infatti, gli
occhi e più in generale gli organi della vista, non sono interessati da questo
piccolo intervento chirurgico.
È VERO che per ringiovanire
le parti superiori del viso (fronte e angolo occhi) è necessario tagliare tutto
il cuoio capelluto?
FALSO.
Fino a qualche anno fa, in effetti, per realizzare il cosiddetto “lifting della
fronte” era necessario eseguire un’incisione nel cuoio capelluto praticamente
da orecchio ad orecchio.
Oggi invece,
grazie alla chirurgia endoscopica realizzata con fibre ottiche che "vedono"
internamente al corpo umano, è possibile ottenere l’effetto del lifting
frontale con tre piccolissimi tagli situati sull’attaccatura dei capelli, e
quindi invisibili. Con tale metodo vengono ad eliminarsi molti inconvenienti,
non ultimo la perdita di capelli, che nel lifting frontale eseguito con la
vecchia tecnica chirurgica poteva avvenire lungo la linea d’incisione del cuoio
capelluto.

RINOPLASTICA
Domande e risposte
È VERO che
se mi rifaccio il naso nessuno mi riconoscerà più?
FALSO. In
assoluto, questa è una delle domande che più frequentemente mi vengono rivolte.
Tuttavia, non ho ancora ben capito perché si ritenga che modificare la forma di
un naso “sgraziato” determini uno stravolgimento totale della propria immagine.
Il concetto di base da cui nasce il quesito è sempre lo stesso, ed è uno dei
pilastri portanti della psicologia d’ogni persona: essendo molto legati alla
nostra immagine fisica, abbiamo la paura inconscia che un qualsiasi cambiamento
stravolga la nostra identità, non facendoci riconoscere da noi stessi e,
soprattutto, dagli altri.
Invece la verità è che, anche dopo esserci sottoposti
ad una rinoplastica, gli altri continueranno tranquillamente a riconoscerci.
Anzi, la maggior parte delle persone nemmeno s’accorgerà della differenza e non
ci farà alcuna domanda.
Ovviamente così non sarà con le persone a noi molto vicine: molto più spesso di quanto
supponiamo prima dell’intervento, infatti, saranno piacevolmente colpite dalla
novità e ci esterneranno i loro complimenti.
Ma l’aspetto più
importante è che, soprattutto, saremo noi stessi a sentirci sempre le stesse
persone, poiché fisiologicamente avviene uno spontaneo fenomeno di
rimozione: considereremo il nuovo naso come se l’avessimo sempre avuto,
dimenticando completamente il precedente che non ci piaceva. Lo stesso fenomeno
accadrà in breve tempo anche a tutti coloro che ci conoscono. Questo
atteggiamento è assolutamente consolidato.
È VERO che farsi una rinoplastica è molto doloroso?
FALSO.
L’equazione mentale “rinoplastica = dolore intensissimo” è abbastanza comune
fra tutte le persone che ritengono d’avere un naso “poco grazioso”,
probabilmente perché confondono due interventi abbastanza simili tra loro:
settoplastica e rinoplastica.
Vediamone le differenze.
La settoplastica è un intervento di vera e propria chirurgia otorinolaringoiatrica eseguito a
scopi funzionali, mentre la rinoplastica è intervento di chirurgia plastica
effettuato a soli fini estetici, ovvero per modificare la forma del naso.
La settoplastica prevede la mobilizzazione del setto nasale - che è la parete divisoria delle due narici
- dal basso verso l’alto, sino alla fronte. Quando quest’intervento si è
concluso, vi è necessità di “rinormalizzare” il setto, e molti chirurghi
otorini sono soliti immobilizzarlo con i famigerati tamponi per i quattro-cinque giorni successivi all’intervento stesso. È al momento
dell’estrazione dei tamponi che si prova la sensazione dolorosa, perché dopo
circa 96 ore questi si sono quasi “fusi” con le mucose delle cavità nasali.
Nella rinoplastica estetica tutto ciò non avviene, perché il setto non viene manipolato
se non nelle sue parti più basse e quindi non occorre fissarlo con strumenti di
contenzione. Anche in questo caso si usano i tamponi, ma unicamente allo scopo
d’evitare il sanguinamento e per dodici o ventiquattr’ore al massimo. Di
conseguenza, quando i tamponi saranno rimossi, verranno via agevolmente e molto
rapidamente, senza causare alcun dolore.
Posso dunque ragionevolmente affermare che la rinoplastica è l’intervento di Chirurgia
Estetica meno fastidioso in assoluto. Naturalmente nulla vieta che nel corso
d’una rinoplastica estetica sia possibile fare anche una settoplastica, se
necessaria per una miglior respirazione.
È VERO che i nasi “rifatti” si vedono sempre?
FALSO.
Talvolta, però, è vero. Esistono decine di moderne tecniche chirurgiche per
eseguire una rinoplastica. Le tecniche più antiche, quelle cioè sviluppate dai
maestri fondatori della chirurgia estetica, determinavano effettivamente un
risultato finale un po’ artificioso, dando al nuovo naso un’aria un po’ finta,
anche se nettamente migliore rispetto a quella pre-intervento. Alcuni chirurghi
- ancor’oggi - si avvalgono di tali tecniche, che indubbiamente hanno
importanza basilare, ma andrebbero forse un po’ riviste. Altri, invece, le
hanno modificate in senso lievemente migliorativo usando accorgimenti meno
traumatizzanti per i tessuti del naso. L’effetto diretto di questo minor
traumatismo, di questa minore radicalità nelle tecniche chirurgiche, è
determinare una cicatrizzazione più armoniosa e meno violenta, e quindi, una
volta che i tessuti si saranno ristabilizzati, un risultato complessivamente
più naturale, come se fosse frutto di madre natura. In proposito, molti
colleghi sono concordi nell’affermare che, anche dopo una rinoplastica, il naso
debba mantenere qualche piccolo difetto. Ma state tranquilli: talmente minimo
da sembrare naturale. Al punto tale che un naso operato da mani esperte, non
desta la curiosità di nessuno.
È VERO che dopo una rinoplastica può cambiare il tono della voce?
FALSO. Il
tono della voce potrebbe subire piccole modifiche se il chirurgo determinasse,
con l’intervento, un’ostruzione quasi totale o almeno marcata della pervietà
nasale. In altre parole, potrebbe risultare una voce nasale, tipo
raffreddore, solo se si arrivasse ad avere un naso chiuso al passaggio
dell’aria. E questo normalmente non avviene.

MASTOPLASTICA
Domande e risposte
È VERO che se mi aumento il seno poi può scoppiarmi in
aereo?
FALSO. Questa è diventata ormai
una leggenda metropolitana. Credo sia nata da un’intervista, realizzata con una
nota “soubrette” televisiva, nella quale la gentile intervistata raccontò
d’esser rimasta vittima di questo tragicomico incidente mentre tornava dal
Brasile, dove s’era recata per aumentare le sue già generose forme. Non so
perché scelse proprio il Brasile, forse per necessità di “calore ambientale”.
Facezie a parte, ritengo questa la più stupefacente fandonia ch’io abbia
sentito in tanti anni d’attività professionale.
La rottura “autonoma” delle
protesi al seno, infatti, è impossibile.
Per onestà professionale
devo dire che una rottura potrebbe, invece, esser la conseguenza d’un trauma
toracico. La cui entità dovrebbe, però, esser tale che la rottura medesima
sarebbe il danno minore. Un fortissimo aumento di pressione sul torace potrebbe
- più in teoria che in pratica - determinare schiacciamento con conseguente
rottura delle protesi. Una simile evenienza, tuttavia, è più unica che rara,
poiché estreme dovrebbero essere le condizioni esterne necessarie perché si
verifichi. Per fare un esempio, sarebbe teorizzabile solo se la persona si
trovasse a molte decine di metri di profondità in caso d’immersione subacquea
professionale.
La normale pressurizzazione
della cabina negli aerei, invece, è identica a quella “al suolo”. Una
depressurizzazione improvvisa creerebbe problemi di respirazione (ecco perché
l’automatica discesa delle maschere ad ossigeno), ma non certo problemi alle
protesi.
In ultima analisi si può
affermare con sicurezza che anche se le protesi si rompessero -
malauguratamente o per usura o per qualsiasi evenienza interna o esterna - non
cambierebbe la condizione estetica del risultato dell’intervento. La ragione di
quest’ultima affermazione risiede nella costruzione stessa delle protesi: se di
nuova generazione, infatti, hanno un gel di silicone molto coeso, che non si
sposta anche in caso di rottura dell’involucro delle protesi stesse.
È VERO che il silicone delle protesi è pericoloso perché
porta allo sviluppo di malattie del seno?
FALSO.
Dopo tanti anni di studio da parte degli organismi sanitari di tutto il mondo,
è stato escluso qualunque tipo di rapporto causa-effetto fra impianto di gel
silicone e malattie autoimmuni o tumorali delle ghiandole mammarie. Alcune
ricerche asseriscono addirittura che il silicone avrebbe un effetto protettivo dal
tumore del seno. È dunque tranquillamente possibile affermare che le donne
sottoposte ad aumento di seno non corrono nessun rischio aggiuntivo di tumore
rispetto a tutte le altre.
È VERO che dopo un aumento di seno si può allattare?
VERO. Le capacità sia di
produrre il latte materno, sia di veicolarlo dal capezzolo, non sono
minimamente influenzate dalla presenza delle protesi: questo perché le protesi
medesime sono inserite sotto la ghiandola mammaria, senza traumatizzarla o
danneggiarla. In molti casi, addirittura, vengono inserite sotto il muscolo
pettorale e quindi le protesi neanche vedono la ghiandola mammaria.
In
sintesi, per la mamma, il piacere di allattare è conservato.
È
VERO che i "seni rifatti” sembrano innaturali?
FALSO. Anni fa, tuttavia, molti
interventi estetici sul seno producevano effettivamente tale sensazione quando
si osservava il risultato finale. Accadeva spesso, perché piuttosto frequente
era la formazione della cosiddetta “capsula periprotesica”. Per una miglior
comprensione del lettore spieghiamo quindi in questa sede, in modo molto
semplice, tale processo. La “capsula” è una sorta di “barriera fibrosa”, avente
funzione protettiva, che l’organismo genera spontaneamente qualora al suo
interno venga inserito un corpo estraneo. In altre parole, il nostro organismo
tende ad isolare ciò che non riconosce come proprio. Nel caso di un impianto
protesico dunque, il problema è rendere questo spontaneo fenomeno in qualche
modo governabile, ovvero fare in modo che tale reazione sia dolce e non
eccessiva.
E
questo è esattamente ciò che avviene con le moderne protesi mammarie: l’attuale
metodo di fabbricazione, determinando una rugosità maggiore rispetto al passato
della superficie protesica stessa, favorisce il processo di integrazione
all’interno del fisico, poiché la capsula periprotesica generata è più sottile
e morbida.
Questo
processo, visto dall’esterno, ha il vantaggio d’offrire morbidezza e aspetto
assolutamente naturali al nuovo seno. Così è nella maggioranza dei casi, ma in
medicina, che non è una scienza esatta, vige la legge delle probabilità. Ovvero
vi sarà sempre una piccola percentuale di donne che svilupperanno una capsula
leggermente più dura, con il risultato d’avere un seno un po’ più turgido. Tale
percentuale è stimabile nel 4-5% dei casi.
Mi
sento dunque di tranquillizzare qualsiasi candidata a questo tipo d’intervento
poiché, oltre alle scarse probabilità che un simile evento si verifichi,
qualora ciò avvenga è possibile intervenire nuovamente per rompere la capsula.
Aggiungo, inoltre, che negli ultimi cinque o sei anni non ho più visto
indurimenti del seno talmente vistosi da compromettere il risultato estetico
sia visivo sia tattile: solo talvolta è possibile apprezzare un lieve aumento
di consistenza della mammella, ma chi ha stabilito che ciò sia negativo?
È VERO che
con l’inserimento della protesi il seno cambierà forma?
FALSO. La
plastica di aumento del seno, infatti, modifica solo il volume e non la
morfologia, che rimane identica. Se una donna ha capezzoli divergenti o
convergenti, ad esempio, questi rimarranno tali anche dopo l’intervento. Idem
dicasi se il seno è troppo sceso: rimarrà nello stesso modo a meno che, oltre
ad inserire le protesi per l’aumento, non si decida di scolpire un nuovo
modello di seno. Quest’ultima operazione è molto frequente quando, oltre ad
aumentare volume e consistenza, si desidera anche ringiovanire, cioè rialzare
tutto il seno.
È VERO che i "seni rifatti" sono freddi?
FALSO. Premessa: personalmente l’aggettivo rifatto lo gradisco
pochissimo, seppur viene spesso ripetuto e sempre in accezione dispregiativa.
Statisticamente viene utilizzato, non a caso, proprio da coloro che vorrebbero…
ma non possono. Ricordate la favola di Esopo della volpe e l’uva?
Un viso, un
seno, un corpo non si rifanno, ci vorrebbe il buon Dio per farli da capo.
Si possono solo migliorare, correggere, sostenere o aiutare a svilupparsi,
sempre e solo sulla base delle condizioni preesistenti.
Ciò detto: la
sensazione di freddo che si avverte toccando seni che sono stati aumentati -
voce da più parti diffusa - è pura mitologia.
È VERO che
per migliorare un seno occorre sempre inserirvi dentro qualcosa (protesi)?
FALSO. Si
inserisce una protesi solo quando vogliamo aumentare il volume delle mammelle.
Se il nostro
desiderio è invece quello di rendere il seno più sodo e più eretto, o
addirittura più piccolo e più eretto, sarà allora compito del chirurgo plastico
scolpirlo, senza usare altri artifizi se non le sue mani.
È VERO che
le protesi al seno non durano per sempre?
FALSO e VERO.
In linea teorica non esiste nessun dato scientifico che provi come la parete
della protesi si danneggi col passare del tempo. Pertanto, si potrebbe
affermare che le moderne protesi sono eterne. Non molto tempo fa, tuttavia, è
stato pubblicato uno studio che mostrava alcuni micro-traumatismi nella parete
di silicone della protesi. Tale ricerca dimostrava come queste piccolissime
lesioni, invisibili ad occhio nudo, fossero evidenziate solo da un microscopio
elettronico. Conseguentemente, si potrebbe supporre che le micro-lesioni
determinino una minor resistenza delle protesi stesse. Personalmente, tuttavia,
non ho mai constatato - né mi è stato riferito da alcun collega - che una
protesi mammaria si sia rotta per usura dovuta al tempo. Al contrario conosco
signore che, operate più di 25 anni fa, mantengono intatta la loro prestanza
fisica.
In ultima
analisi ritengo che la questione vada quindi considerata nel seguente modo:
anche il seno operato invecchia, come ogni organo del nostro corpo. È quindi
possibile che dopo dieci o quindici anni dall’intervento estetico il risultato
non sia più identico, e si potrebbe aver bisogno di un ringiovanimento
considerato che la proprietaria è abituata ad avere un seno giovane e sodo.
È VERO che
i seni “rifatti” sono troppo grandi? Ho visto quell’americana...
FALSO.
Non esiste una misura standard per l’aumento del seno, ma vari sono i fattori
che determinano la scelta - per così dire - della nuova misura di reggiseno.
Sarà la paziente, sapientemente consigliata dal professionista, ad esprimere
nella fase di pianificazione pre-intervento i suoi desiderata.
Il chirurgo, da
parte sua, deve tener conto di molti elementi. In primis che tipo di
torace possiede la donna: è impensabile inserire una protesi molto grande in un
torace piccolo poiché, oltre a renderlo antiestetico, si presenterebbero
problemi di varia natura nel post-operatorio. Inoltre, è necessario considerare
la massa della ghiandola mammaria presente prima dell’intervento, poiché anche
questa fa volume. Infine, vi sono altri elementi che influenzeranno la scelta
per l’ottenimento del miglior risultato finale possibile, ma non è questa la
sede per enunciare ulteriori dettagli tecnici. È però possibile riassumere
l’intero processo nel seguente modo: sarà la somma fra la soglia di
femminilità della candidata all’intervento e l’esperienza del chirurgo a
determinare, sicuramente, un risultato strepitoso.
È VERO che
le cicatrici ci saranno sempre?
VERO.
Seppur minime, le cicatrici - purtroppo - sono l’inevitabile conseguenza di
qualunque tipo d’intervento chirurgico. Il contributo maggiore che un chirurgo
plastico può offrire al paziente per un perfetto risultato estetico, è rendere
suture e cicatrici quanto più piccole, più nascoste, più camuffabili possibile.
Tuttavia, bisogna sempre tener ben presente che la totale invisibilità d’una
cicatrice dipende in minima parte dall’abilità del chirurgo ed in massima parte
dalla capacità del singolo organismo a cicatrizzare in maniera "estetica". Le
brutte cicatrici che talvolta si vedono a seguito d’interventi chirurgici su
certi pazienti, infatti, sono quasi sempre dovute ad un’eccessiva capacità
rigenerativa della pelle. In altre parole è come se il nostro organismo, dopo
aver cicatrizzato una ferita, non s’accorgesse che si è chiusa, ma continuasse
a produrre elementi cellulari e d’altra natura atti alla chiusura della ferita
stessa. Questo processo rende la cicatrice eccessiva e troppo grande, cioè
esteticamente troppo visibile. Tenendo presente quanto appena esposto, il buon
chirurgo plastico durante l’intervento cercherà di fare la sutura piccola,
invisibile, curandone particolarmente la fattura, insomma ponendo in essere
tutte quelle attenzioni e quei piccoli segreti che solo l’esperienza può
fornire.
In linea
generale, sono poche le operazioni di Chirurgia Estetica nei quali la stigmata
cicatriziale risulta evidente: direi solo nelle riduzioni del seno (quando cioè
è troppo grande e lo si vuole ridurre a dimensioni e forme più appropriate) e
nella Chirurgia Estetica della parete addominale (quando cioè vogliamo ottenere
una pancia piatta e tonica). Nei restanti interventi, grazie alle moderne
metodologie chirurgiche, l’esito cicatriziale è veramente minimo, quando non addirittura
invisibile.
Per il seno, in
caso d’aumento, la cicatrice sarà piccola ed invisibile, in quanto celata o nel
cavo ascellare, o nella zona di passaggio fra l’arèola e la cute bianca, o nel
solco sottomammario. Operando per una riduzione della mammella o nel suo
riposizionamento verso l’alto, invece, a volte le cicatrici sono più visibili.
Ma trascorso circa un anno - per le più fortunate - le cicatrici saranno
talmente integrate con l’epidèrmide circostante da essere pressoché invisibili.
Se siete scettiche
- a dimostrazione di quanto appena affermato - chiedetevi: quante delle modelle
che posano per i famosi calendari si sono operate il seno? Risposta: tutte, o
quasi.
Eppure,
sicuramente, non avete mai visto una sola cicatrice… nemmeno con la lente
d’ingrandimento!
È VERO che
dopo l’intervento al seno è obbligatorio portare il reggiseno?
FALSO. È
una scelta della paziente, assolutamente personale. Dopo un intervento
estetico, infatti, il seno dev’essere trattato in maniera normale.
Personalmente, tuttavia, consiglio sempre d’indossare questo capo, specialmente
alle donne con seni grandi, al fine di contrastare la forza di gravità: non va
dimenticato che il processo d’invecchiamento continua, anche per il nuovo seno.
Voglio però aggiungere che l’effetto “wonderbra” si otterrà naturalmente
anche senza sostegno, e le mammelle tenderanno a scendere un po’ meno per
effetto del reggiseno interno determinato dalla cicatrizzazione spontanea che
si formerà intorno alle protesi inserite.
È VERO che se i seni sono differenti possiamo renderli uguali?
VERO. La differenza (di morfologia) fra un seno e l’altro è un
piccolo problema che affligge molte donne. Quando questa differenza fra i due
seni è limitata, come nella maggioranza dei casi, il problema è di semplice
risoluzione. A volte, invece, vi sono notevoli differenze sia di sviluppo sia
di forma fra un seno e l’altro nello stesso soggetto, ma il buon chirurgo
plastico riesce anche in questo caso ad armonizzare al meglio la situazione.
È VERO che
se mi opero i seni spariranno le “smagliature”?
FALSO.
Purtroppo le cosiddette “smagliature” sono vere e proprie cicatrici del derma
dovute a trazione troppo rapida o ad altre cause, dunque sono praticamente
indelebili. Possono essere cancellate solo nel caso in cui si elimini pelle in
eccesso.
Io vorrei
aumentare il seno, ma è vero che il mio compagno se ne accorgerà sicuramente?
FALSO. Se
ne accorgerà sicuramente se vi accompagnerà dal chirurgo. Ma se lo conoscerete
in seguito all’agognato miglioramento… può accadere che se ne accorga solo se
sarete voi stesse a dirglielo. Un consiglio: non rivelatelo se pensate d’avere
con il vostro lui solo una breve relazione, ma confessate candidamente se
questi sarà il compagno della vita. Gli uomini odiano i segreti delle donne se
rimangono tali per troppo tempo, poiché minano fortemente la fiducia alla base
del rapporto.

LIPOASPIRAZIONE LIPOSUZIONE
LIPOSCULTURA
Domande e risposte
È VERO che
l'intervento di liposuzione è molto pericoloso?
FALSO.
Il quesito proposto nasce dalla “sinistra fama” aleggiante sull’intervento di
liposuzione: ancora una volta colpevoli i media. Qualche anno fa si venne a
sapere, grazie al gran clamore giornalistico, che alcune donne operate ebbero
problemi conseguenti e - addirittura - una di queste perse la vita. Lo
sfortunato decesso, presentato come crudo fatto di cronaca, atterrì l’opinione
pubblica data la vastissima eco a livello nazionale ed europeo: conseguentemente
crollò vertiginosamente il numero delle richieste di liposuzione. Io stesso fui
intervistato da varie testate televisive per un parere in merito. Cosa successe
esattamente, quali le cause dei problemi avuti da quelle pazienti? La verità fu
che quelle poverette non riportarono nefaste conseguenze per l’intervento in sé,
ma per un’infezione causata da scarse condizioni igieniche.
La
liposuzione non è affatto più pericolosa degli altri interventi di Chirurgia
Estetica e, anzi, è l’intervento più frequentemente condotto in tutto il mondo
con migliaia di pazienti operati quotidianamente, peraltro con ottimi
risultati. È pertanto intuitivo capire come l’insorgenza di un’infezione possa
avvenire in conseguenza - malauguratamente - di qualunque tipo di chirurgia,
fosse anche una semplice estrazione dentale.
Cosa
si richiede dunque ad un chirurgo coscienzioso che la notte voglia dormire
tranquillo?
Usare
sempre e solo attrezzatura perfettamente sterilizzata, operare in ambienti
idonei e completamente sterili, attuando tutte quelle procedure che
garantiscano l’assenza dei maledetti batteri o virus killer.
È VERO che
è una tecnica molto facile?
VERO e FALSO.
Tale tecnica può sembrar facile perché, concettualmente, consiste nell’entrare
internamente al grasso ed asportarlo mediante una cannula unita ad un
aspiratore meccanico. Tuttavia, tale processo non è così “semplice”, perché
richiede molta esperienza da parte del professionista essendo un intervento
effettuato “a cielo chiuso” (ovvero senza visione diretta del problema), ed
unicamente mediante la sensazione tattile del chirurgo sul volume di grasso del
paziente. In proposito il Professor Baroudi - uno dei massimi chirurghi
plastici al mondo nonché mio maestro in Brasile - soleva ripetere costantemente
che la liposuzione “si vede con le mani”.
Inoltre, in questo intervento, il risultato immediato al tavolo
operatorio è molto diverso da quello definitivo che si avrà a distanza di
sei-otto mesi, momento in cui tutti i tessuti si saranno assestati. Dunque il
chirurgo deve aver trattato centinaia di casi per poter poi decidere, ad
intervento finito, se il futuro risultato finale sarà effettivamente quello
ricercato.
È VERO che le dizioni liposuzione, lipoaspirazione,
liposcultura, indicano lo stesso intervento?
VERO. Le
tre dizioni indicano una tecnica chirurgica molto studiata e nel contempo molto
giovane: ha poco più di vent’anni. Il notevole interesse che tale tecnica ha
suscitato, a partire dai primi anni ’90, ha fatto sì che moltissimi, tra
accademici e professionisti, si dedicassero ad affinarla e modificarla
rendendola sempre meno invasiva e traumatica e cambiandone nel tempo anche il
nome. Ad ogni modo il terzo lemma, liposcultura, è sicuramente il termine più
esatto, poiché rende l’idea d’una vera e propria scultura del corpo, anche in
zone molto piccole.
È VERO che
si può “scolpire” qualunque parte del corpo?
VERO. È
possibile intervenire ovunque vi sia tessuto grasso che può essere modellato:
viso, collo, torace, guance, addome, fianchi, cosce, glutei, caviglie, ecc…
QUALE
differenza c’è fra “cellulite” e accumulo di grasso localizzato?
La cosiddetta
“cellulite” (termine scientificamente errato) non è altro che grasso
strutturalmente alterato sia dal punto di vista microscopico sia macroscopico.
Invece, un “accumulo di grasso”, come dice l’espressione stessa, è
semplicemente una maggior concentraziòne della quantità di grasso normalmente
accumulata in un determinato punto.
È VERO che
il grasso aspirato ritorna se ci si ingrassa?
FALSO. Le
cellule adipose, cioè le cellule che formano il grasso, non si riproducono. Il
numero di questo tipo di cellule possedute da ogni individuo è determinato dal
patrimonio genetico personale e il loro sviluppo avviene durante la pubertà.
Ciò significa che se in età adulta ingrassiamo, non aumenta il numero delle
cellule adipose, ma il loro volume. Di conseguenza, se chirurgicamente viene
eliminata una quantità definita di tessuto adiposo, questo non si può riformare.
È vero che possono aumentare di volume le cellule adipose rimaste in sede,
tuttavia l’aumento di peso dev’essere realmente ingente. In sintesi, dunque, le
zone trattate mediante liposuzione rimarranno modellate per sempre, a meno che
il fisico non ingrassi a dismisura. E anche nel caso in cui si verifichi un
aumento del peso “nella norma”, le zone trattate ingrasseranno meno rispetto
alle altre.
È VERO che la liposuzione non interferisce con la “pelle a buccia
d’arancia”?
VERO. Il concetto è il seguente: la liposuzione non agisce sul
“contenuto” (la pelle), ma solo sul “contenente” (il grasso). Semplificando, la
fastidiosissima “pelle a buccia d’arancia” - eterno cruccio d’ogni donna - è
dovuta ad un processo di retraziòne ed è da considerarsi come “un danno creato
dalla cellulite all’epidèrmide”. Per comprendere esattamente l’affermazione tra
virgolette, vi sarebbe a questo punto la necessità d’avere nozioni avanzate di
dermatologia, e non essendo questa la sede opportuna tralascio ulteriori particolareggiate
spiegazioni.
Aggiungo solamente, però, che mediante liposuzione è possibile limitare i
danni (eliminando la cellulite), ed evitare quindi la formazione d’altra
“buccia” seppur la situazione preesistente rimarrà tale. Comunque, in seguito
all’intervento, una buona serie di massaggi manuali o con appositi macchinari
può concretamente aiutare ad ottenere un apprezzabile miglioramento, anche se
in assoluto la miglior procedura sarebbe eliminare l’adiposità localizzata prima
che si instauri il problema della retraziòne dermica.
È VERO che
quest’intervento non lascia cicatrici evidenti?
VERO. I
fori attraverso cui vengono introdotte le cannule, sono talmente piccoli da
divenire in breve tempo praticamente invisibili.
È VERO che
è possibile dimagrire quanto si desidera con questa tecnica?
FALSO. La
liposuzione non è una tecnica dimagrante.
Inoltre, esiste
un limite oggettivo alla quantità di grasso aspirabile. Se si esagera, infatti,
si possono verificare problemi quali abbassamento repentino di pressione,
ingente sanguinamento perioperatorio, shock ipovolemico, ecc…
È VERO che
se il mio problema è l’obesità, con la liposuzione posso risolverlo?
FALSO. Premessa: nella quasi totalità dei
casi, un soggetto obeso presenta un forte disagio psicologico che lo induce a
tentare di migliorare “in ogni modo” la propria immagine corporea. E in effetti
questo paziente (uomo o donna che sia) a differenza del “dismorfofobico” - del
quale tratteremo più avanti - ha ottimi motivi per effettuare tali tentativi,
sia considerando la questione meramente sotto il profilo estetico, sia
considerandola sotto il profilo dell’oggettivo miglioramento delle proprie
condizioni di salute (minori rischi cardiovascolari, metabolici, ecc…).
Tuttavia, tali pazienti spesso credono che per
ottenere l’agognato risultato finale del dimagrimento, la soluzione più breve
sia la “via” chirurgica: entrano negli studi degli specialisti accennando a
“megaliposuzioni”, oppure a interventi che riducono l’assorbimento
gastro-intestinale, ecc…
Ebbene: la chirurgia delle grandi obesità non è
argomento di questo libro e pertanto rimando eventualmente il gentile lettore
ai colleghi chirurghi specialisti di tale delicata materia.
Per quanto concerne la Chirurgia Estetica, invece,
ripeterò sino alla nausea che non esiste un
intervento che possa far dimagrire né - tantomeno - risolvere il
problema “obesità”.
Qualora si abbia una simile problematica, il
tentativo più sensato da intraprendere è sottoporsi ad un buon regime dietetico
atto a far perdere i chili di troppo (naturalmente solo essendo in piena salute
e sotto rigoroso controllo medico per evitare rischi), anche eventualmente con
l’ausilio di farmaci efficaci ed assolutamente innocui per la salute. Tale
dimagrimento controllato può quindi ottenersi rivolgendosi ad un bravo
dietologo o al chirurgo stesso che s’interessi di dietologia applicata, come
molti illustri colleghi ed il sottoscritto.
È VERO che
con la liposcultura si risolvono i problemi circolatori?
FALSO.
Talvolta, tuttavia, può effettivamente avvenire che l’intervento sia
risolutore, perché i problemi derivanti dalla circolazione venosa degli arti
sono generati da varie cause.
Ad esempio, il
cattivo funzionamento del microcircolo venoso superficiale è parzialmente
dovuto all’accumulo di tessuto grasso malato, che “strizza” i sottili capillari
venosi e linfatici delle gambe. Conseguentemente alla rimozione degli accumuli
di cellulite mediante liposuzione, dunque, si avranno indubbi benefici.
È VERO che
dopo la liposuzione rimangono ondulazioni sulla pelle?
FALSO. A
volte possono rimanere piccole zone depresse sulla pelle. Queste, in realtà,
sono espressioni di piccoli e (fortunatamente) rari errori chirurgici, dovuti
ad un’eccessiva aspirazione di grasso nella stessa zona. Con il passare dei
mesi - tuttavia - l’inestetismo tende a scomparire grazie anche all’aiuto d’un
buon massaggio manuale.

ADDOMINOPLASTICA
Domande e risposte
È VERO che
se mi rifaccio la pancia non potrò più avere figli?
FALSO. La
Chirurgia Estetica dell’addome coinvolge le strutture superficiali del tronco -
cioè pelle, grasso e parete muscolare - e non certo gli organi interni della
riproduzione. Tuttavia, una gravidanza successiva dilaterà nuovamente le
strutture anatomiche interessate. Il momento di vita più opportuno per
sottoporsi a tale intervento, è dunque questione di scelta personale.
È VERO che
in questo intervento le cicatrici si vedranno?
Come in precedenza spiegato, questo è un intervento in cui gli esiti
cicatriziali sono maggiormente evidenti rispetto ad altre operazioni. Un bravo
chirurgo, tuttavia, sa come occultare la stigmata “all’interno” della zona
coperta dalla biancheria intima. Addirittura - ora che la moda impone costumi
per il mare molto sgambati - è possibile suturare seguendo la forma del proprio
bikini preferito, rendendo quindi l’inevitabile cicatrice invisibile ad occhi
indiscreti.
Ovviamente,
però, il vostro chirurgo vi suggerirà di sottoporvi a tale intervento solamente
qualora ne abbiate oggettiva necessità. In alternativa, se possibile, sarà bene
optare per tecniche che lascino minor segni.
È VERO che
con quest’intervento spariscono le smagliature, per esempio quelle dovute alla
gravidanza?
FALSO. La
risposta al quesito è identica a quella precedentemente fornita per l’intervento
al seno. Tuttavia, quest’intervento si basa proprio sull’eliminazione, nella
parte bassa dell’addome, della pelle in eccesso. È quindi implicito che
spariranno tutte le smagliature comprese nella zona dall’ombelico in giù.
Discorso a parte per le smagliature che spesso “incorniciano” la regione
ombelicale: possono essere trattate indipendentemente mediante un apposito
intervento chiamato “ombelicoplastica”.
È VERO che
riavrò l’addome piatto? E il “punto vita”?
VERO. L’obiettivo di quest’intervento è proprio rendere piatto e
tonico un addome divenuto floscio e cadente. Infatti, oltre ad intervenire
sulla pelle e sul grasso della pancia, viene trattata anche la parte muscolare
aumentandone il tono. L’effetto di tale modellamento generale è anche quello di
restringere “la vita”, poiché i muscoli sono “portati” dall’esterno verso
l’interno.
È VERO
che si può rifare anche solo l’ombelico?
VERO. In proposito ricordo il caso d’una
signora romana che lavorava come danzatrice del ventre, sfruttando i propri tratti
somatici vagamente mediorientali. Il suo cruccio era dover esibire durante le
sensuali movenze da esotica danzatrice, oltre ad una pancia ormai non più “tesa
a tamburo”, anche un ombelico che denunciava oltre agli anni non più verdi la
nascita di due o tre figli.
La sottoposi all’intervento di ombelicoplastica in
anestesìa locale, un lavoretto di un’ora o poco più. Dopo pochi giorni tornò a
far credere agli ignari spettatori d’esser nata ad Istanbul… e quel che più
conta senza antiestetici segni del tempo intorno all’ombelico.