|
|
|
 |
|
|
|
|
|
|
 |
|
PER MEDICI E ODONTOIATRI |
|
|
 |
|
CERCA
UNA PAROLA DI ODONTOIATRIA |
|
|
|
Domanda Sono un regista e mi stavo documentando sul problema
dell'alito, per un progetto che sto portando avanti.
Perché credo sia un'ossessione collettiva di grande
interesse.
Il vostro sito è molto ben strutturato. Complimenti.
Devo dire che io personalmente ho constatato che
l'umore influisce tantissimo sull'alito di una
persona.
Le donne (ma forse anche gli uomini) quando sono
serene hanno l'alito profumato mentre quando sono
turbate molto meno. E' un fatto.
Non credo si possa ricondurre tutto alla condizione
organolettica del cavo orale. In fondo quel che si
definisce "spirito", ha a che vedere con il respiro,
l'alito ma anche il pneuma, l'anima e quindi l'umore.
Insomma la "qualità" dell'alito potrebbe avere un
origine psico-somatica che la tecnologia non può
rivelare.
Certo l'igiene è importante!
In ogni caso mi interesserebbe conoscere più in
profondità l'eziologia della paura ossessiva di avere
un alito "cattivo".
 |
Risponde il
Dr. Umberto Molini Condirettore Scientifico OdontoClinic
contatti |
Le garantisco che esistono molte persone serene con un pessimo alito e così persone travagliate che si salvano dal disturbo. Concordo sul fatto che il
respiro abbia a che fare con "spirito" e "pneuma", ma più che a quello umano penso che questi attributi vadano ascritti al sovrannaturale "soffio
generatore divino". Noi umani, pur con tutta la buona volontà del "grande generatore", non
possiamo che aspirare al sovraterreno. La nostra ricerca di elevazione
dello "spirito" si ferma di fronte a materiali questioni fisiche. In senso
terreno il nostro respiro è molto più vicino a quello di qualunque altro
mammifero superiore che a quello divino. Provi a fare un piccolo
esperimento: faccia ingerire aglio e cipolla a chicchessia e vedrà, a meno
di miracoli, che riemetterà dai polmoni, anche loro in qualche modo "pneuma", un
alito discutibile. Questo accade perché gli "umori", alle cui varianti i medici dell'antichità
facevano discendere molte predisposizioni a malattie, s'impregnano di cataboliti, la cui escrezione polmonare, maleodorante, è senza eccezioni.
Eppure non posso non riconoscere le ragioni che pone, esiste in verità una stretta correlazione tra "psiche", "anima" e alito. Scientificamente provata. In condizioni
di stress psicologico si accentua la quantità di composti maleodoranti presenti all'interno del cavo orale. Il meccanismo è ascrivibile alle condizioni di
interattività dei vari componenti del sistema nervoso vegetativo, autonomo rispetto alla volontà:
lo stress diminuisce la quantità di saliva e ne modifica la
composizione. A questo proposito desidero rammentare che la saliva abbondante e fluida è tra i principali fattori regolatori dello sviluppo dei batteri produttori di
composti volatili solforati. Venendo alla paura di avere un alito cattivo, posso dirle che dal punto di vista della scienza psicologica,
nelle sue forme più estreme, refrattarie all'evidenza, più che un'ossessione è una
fobia e come tale non ha a che fare con l'oggetto, che come lei sa svolge un
ruolo occasionale. Nonostante l'individuo fobico intuisca la sua
condizione, non è in grado sottrarsi volontariamente alla paura. E qui
psiche, anima e alito si ricollegano in modo stretto. Il soggetto fobico
ha un contenuto dell'anima rimosso che prende appoggio su qualcosa di
materiale che appartiene al mondo esterno. L'alito cattivo diventa un
contenuto psichico che si esprime con il linguaggio della realtà. Oltre l'alitofobico
ci siamo tutti noi, individui a cui la società odierna impone regole di
relazione limite. La legittima paura di non avere un respiro neutro è il
frutto dei tempi ed è la spinta che porta i più avveduti a fare il possibile
per informarsi sul da fare. Senza ossessioni o fobie, ma con l'unico
approccio possibile verso un disturbo che attiene alla natura, che è
quello della conoscenza delle sue basi scientifiche.
 |
Risponde il
Dr. Alessandro Fedi Condirettore Scientifico OdontoClinic
contatti |
Le ossessioni collettive che pervadono i nostri tempi sono molte. Di per sé le ossessioni possono essere viste come l'espressione del tentativo disperato di
contrastare l'emersione della coscienza e la rappresentazione veridica del razionale, dando origine purtroppo a comportamenti compulsivi di cui troviamo
traccia nella storia delle collettività così come degli individui. La semantica deve sostenerci in giusta misura nella comprensione dell'uso dualistico dei
termini che le possono sottendere. Le faccio subito degli esempi: l'uso del termine umore in senso caratteriale deriva dal suo uso nelle teorie fisiche sulla
dinamica dei fluidi corporei di derivazione aristotelica che, come sa, si protrae fin nell'800 ed è tuttora viva nella medicina omeopatica che delinea
tipologie sulfuriche, arseniacali etc etc così come Aristotele classificava i biliosi, i flemmatici etc
E così è per l'alito e i termini ad esso correlati come pneuma e soffio per dire dei più comuni. Esiste un alito reale, quello che emettiamo con l'aria
espirata dai polmoni e un alito figurato, simbolico, pregno di valore astratto e astrattivo. L’alito di vita, che rende l’uomo essere vivente a immagine e
somiglianza di Dio, è l’alito divino, è lo Spirito di Dio, la sua sapienza e potenza. La Genesi narra che Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò
nelle sue narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente. Il significato della presenza nella stalla del bue e dell'asinello è molto più
profondo dell'apparente quietezza della sceneggiatura: soffiando sul Bambino Gesù lo scaldavano con il loro fiato. Il soffio è vita, dunque il soffio
dell'asino (simbolo della limitatezza dell'uomo)e del bue (simbolo della possanza dell'uomo) è una reminiscenza del soffio mediante il quale Dio ha dato
l'anima al primo uomo e così, scusi l'arbitrarietà della deduzione, sembra quasi che il circolo si chiuda: è ora l'uomo che tramite la sua rappresentazione
animale, entrambi creature di Dio, infonde il proprio spirito nella divinità discesa sulla terra. Spirito, termine con cui si traduce il greco pneuma, che
nella più antica accezione significava appunto respiro, aria, soffio animatore.
La valenza astratta del termine alito può essere riconosciuta anche dalle espressioni con cui si descrive la percezione dell'alito: talora non è la via
olfattiva ma il canale visivo la porta d'ingresso. Per esempio nella critica di Hans Ranalli al film "Romanzo criminale": "il modo intenso ma secco con cui
viene mostrata la fine di alcuni personaggi, che cadono a terra spalancando sul vuoto gli occhi stupefatti e offuscati dall’alito della morte". Talora è una
poetica arbitraria che rende "gelido" il soffio della morte, privilegiando il canale sensoriale cenestesico tattile a quello olfattivo.
E così una donna che soffra di alitosi per la presenza di tasche parodontali, dove i batteri anaerobi producono maleodoranti gas solforati, può essere
categorizzata dalla attitudine dell'inconscio a simbolizzare in modo individuale o con archetipi collettivi. Diventa così una donna poco serena e via via
crescendo la forza di questo archetipo nel contesto culturale, una donna di malaffare o addirittura una strega.
I soggetti affetti da alitofobia, sono in quest'ottica, in realtà affetti da un problema dell'anima. Come l'amico Molini ha descritto precedentemente ci sono
tuttavia delle ragioni fisiologiche somatiche per cui una persona ansiosa o stressata può sviluppare alito cattivo.
L'embricazione tra psiche e soma è quindi variegata e non si può inquadrare la problematica dell'alitosi in interpretazioni puramente psicologiche o
puramente fisiologiche. Nel fondare un giudizio equilibrato sulle questioni umane occorre appoggiarsi su entrambi i criteri di valutazione. Lo scienziato e
il medico sono sicuramente i più idonei depositari della valenza scientifica, in mancanza della quale il pericolo di generare susperstizione e pregiudizi in
nome della psicologia sociale è molto elevato.


|
|