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PER MEDICI E ODONTOIATRI |
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UNA PAROLA DI ODONTOIATRIA |
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Domanda Vorrei esporLe il mio caso per chiederLe un parere.
Ho 34 anni e ho una grave malocclusione di prima classe scheletrica fortemente
ipodivergente con alterazione dei rapporti di intercuspidazione dentale per la
mancanza di diversi elementi dentari per agenesia sia nell'arcata inferiore che
superiore. Notevole aumento della curva di Spee con incarcerazione mandibolare.
Rapporti occlusali tendenti alla terza classe a destra a livello canino e molare.
In bocca sono ancora presenti i secondi molarini da latte superiori con agenesia
dei corrispondenti permanenti. Sono assenti i molari del giudizio. I rapporti di
intercuspidazione sono molto serrati. Questa è la diagnosi che mi è stata fatta
dallo specialista in ortodognatodonzia e che da 5 mesi mi sta curando.
Terapia: niente bite; allineamento dei denti e avvicinamento dei canini. Durata
del trattamento: 2 anni più un altro di contenzione. Da quando porto l'apparecchio
ho incominciato a leggere su internet sull'argomento malocclusione-postura; perciò
nel mese di settembre, non essendo per niente convinta della terapia, ho consultato
uno specialista in gnatologia il quale ha contestato il trattamento sia per il mancato
approccio olistico malocclusione postura (soffro di cervicale e mal di schiena
dall'età di 24 anni e ho la muscolatura facciale asimmetrica), sia sotto l'aspetto
estetico (mi sta portando troppo indietro gli incisivi e le mie labbra anziché
diventare più sporgenti mi rientreranno come una vecchia). Lo specialista a cui
ho chiesto quest'ultimo consulto mi ha detto che anzitutto devo mettere a posto
il sistema neuro muscolare attraverso l'utilizzo di un bite, e solo in seguito,
in base al posizionamento naturale delle due arcate, si potrà programmare l'utilizzo
dell'apparecchio ortodontico. Ho riferito tutto ciò all'ortognatodontista che mi ha
in cura il quale mi ha detto che sono stata presa in giro, che nella mia situazione
non serve a niente mettere un bite in quanto mancano troppi denti e i pochi esistenti
sono messi in posizione sbagliata. Come faccio a sapere chi ha effettivamente le
capacità e l'esperienza per risolvere il mio problema? Il bite va messo o no?
E soprattutto, nel mio caso, ha senso utilizzarlo dopo il trattamento ortodontico?
Sinceramente ho paura, perché finora tutti i professionisti che mi hanno visitato
hanno detto che sarebbero riusciti a risolvere il mio problema, anche i neolaureati.
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Risponde il
Dr. Alessandro Fedi Condirettore Scientifico OdontoClinic
contatti |
Sono perplesso perché
non vedo nessuna presa in giro da parte dello gnatologo,
ma solo un comportamento prudente. Una condotta prudente
prevede infatti di solito in primis una diagnosi gnatoposturalmente
corretta e poi il piano di trattamento, non potendosi escludere
tra l'altro la possibilità di ipotizzare una soluzione ottimale
ortodontico-chirurgica. Secondo l'attuale impostazione etica del
corretto del rapporto terapeutico il consenso dev'essere pieno ed
informato, il che non é mai possibile senza una pienezza di diagnosi
e senza uno screening completo di tutte le possibili opzioni di
trattamento. La grave carenza del patrimonio dentario che mi ha
descritto può trovare peraltro nella prima classe scheletrica,
ossia in un assetto scheletrico fondamentalmente armonico, una
motivazione ad un immediato trattamento ortodontico per una iniziale
normalizzazione dell'assetto delle arcate dentarie per poi compiere una
valutazione degli aspetti gnatologici. Non c'è dubbio che prima o poi
questa debba essere fatta con tutti i criteri e, a seconda dell'esperienza
del terapeuta, o con un bite o con un direzionamento delle apparecchiature
ortodontiche. Non si confonda però e ricerchi nelle qualità
umane oltre che scientifiche del suo attuale curante quella
fiducia che è indispensabile per affrontare serenamente un iter così lungo.


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