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Domanda Ho 35 anni e purtroppo mi trovo a dover prendere delle decisioni riguardo la mia bocca che avrei preferito dover prendere tra qualche anno. Cinque anni fa ho perso l'ultimo molare inferiore di destra. Il mio dentista ha optato per la soluzione di un ponte poggiante sul molare precedente e sul dente del giudizio. Il dente del giudizio non è stato sottoposto a cura canalare. Da una recente ortopanoramica risulta essersi formato un granuloma sotto il dente del giudizio ed i pareri ricevuti sono differenti. Il mio dentista ed un altro dentista da me consultato suggeriscono di tentare la devitalizzazione del dente del giudizio (avvertendomi però della complessità dell'operazione in quanto le radici sono ritorte e perchè il dente del giudizio è generalmente considerato un dente "balordo"). Altri due dentisti consigliano invece la rimozione del dente del giudizio ed il posizionamento di un impianto al posto del molare mancante. Sul lato inferiore di sinistra mi era stato posizionato, sempre cinque anni fa, un ponte sull'ultimo ed il penultimo molare dopo l'estrazione del dente del giudizio. I due molari sui quali è stato posizionato il ponte erano stati preventivamente devitalizzati. Oggi, dalla recente ortopanoramica, risulta che la radice del penultimo molare sul quale poggia il ponte è definitivamente compromessa da una tasca infettiva (profonda 10 mm)ed anche in questo caso i pareri sono altamente discordanti. Due dentisti suggeriscono un intervento di rizectomia sulla radice compromessa ed il riposizionamento del ponte sull'ultimo molare e sulla radice rimanente. Altri due dentisti sostengono che il rischio di un tale intervento è che la pulizia dei denti resterebbe difficile e la tasca batterica potrebbe non guarire e compromettere nel tempo anche la radice dell'ultimo molare vicina alla radice già compromessa. Sostengono quindi che sarebbe il caso di rimuovere il ponte ed inserire un impianto. Non volendo per ora considerare la notevole differenza di costi tra le due opinioni specialistiche avrei bisogno di capire quale dei due interventi sia preferibile da un punto di vista esclusivamente clinico. E' meglio tentare di salvare a tutti i costi il salvabile anche a rischio di un insuccesso (con possibile compromissione di un'altra radice) evitando di inserire impianti a 35 anni o è più opportuno pensare seriamente a degli impianti? La ringrazio dell'attenzione che vorrà accordarmi.

Risponde il Dr. Alessandro Fedi
Condirettore Scientifico OdontoClinic
contatti

Rispondo volentieri alla Sua e-mail, scritta in modo molto chiaro e preciso. Il mio punto di vista sulla discordanza dei pareri che ha ricevuto si basa su una retrospettiva storica sulla riabilitazione odontoiatrica. Prima che l'implantologia acquisisse una base scientifica, e cioè prima del finire degli anni '80, il recupero ad oltranza di denti gravemente compromessi ed il loro utilizzo eventuale come pilastri di protesi fissa a ponte è stato il fiore all'occhiello di dentisti competenti e esperti nel trattamento multidisciplinare: occorreva una conoscenza teorica e pratica dell'endodonzia, della parodontologia e della protesi dentaria per intraprendere un recupero di denti che spesso presentavano problematiche di difficoltà non comune in tutte queste branche ultraspecialistiche odontoiatriche. I pazienti, di fronte alla prospettiva di una protesi rimovibile si sottoponevano volentieri agli oneri di tempo ed economici necessari presso Studi selezionati con risultati alterni in dipendenza di vari fattori critici.. Oggi il successo statistico degli interventi implantologici, in linea col progredire delle acquisizioni scientifiche che hanno espresso protocolli in grado di stabilire a priori una ottima predicibilità di successo, ha costituito un'alternativa prima inesistente. Non tutti i professionisti hanno incamerato però queste nuove prospettive, e l'affezione alle proprie abilità non comuni di intervenire sui denti naturali per quanto compromessi si è frapposta quasi inavvertitamente al proporre ed eseguire un intervento implantologico. Secondo il mio parere il professionista odierno, perfettamente aggiornato, si dovrebbe comportare secondo i principi assoluti dell'etica medica, esponendo cioè al paziente vantaggi e svantaggi di entrambe le soluzioni in ogni specifico caso, con valutazioni concernenti molti punti tra cui essenzialmente il tempo necessario per il completamento delle cure, i costi, i minori rischi e la durata ipotizzabile del lavoro compiuto con una manutenzione programmata il più semplice possibile. Non c'è quindi contraddizione a priori, ma solo la ricerca della soluzione più confacente possibile. Questa dev'essere ricercata in accordo col paziente dopo esauriente discussione, come Le dicevo, dei pro e dei contro oggettivi e soggettivi: si parla giustamente di alleanza terapeutica tra medico e paziente. Mi dispiace di non poterLe dare, in mancanza di dati oggettivi sulla Sua particolare situazione e della Sua conoscenza diretta, una risposta precisa e specifica per il Suo caso, ma spero di averLe fornito un' opportuno metro di valutazione sulla scelta del medico e del trattamento in genere.

 


 

 
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