Ergonomia è il termine usato per indicare la scienza che studia le condizioni e l'ambiente
di lavoro per adattarli alle esigenze psico-fisiche del lavoratore.
Questa definizione, a nostro giudizio, è attualmente
limitante e superabile, in quanto si riferisce alle esigenze del lavoratore, inficiando il concetto
globale di efficienza
lavorativa.
In
una visione sistemica, infatti, una piena efficienza può scaturire solo da
una specifica attenzione per l'interazione armonica di tutte
le componenti che creano
il mondo odontoiatrico.
Nel mondo odontoiatrico le componenti fondamentali sono rappresentate innanzitutto dai
pazienti, fruitori delle prestazioni e ragione prima dell'esistenza di
questo mondo, e quindi dagli operatori professionali: medici,
odontoiatri, igienisti dentali, odontotecnici, ricercatori scientifici, docenti universitari e non,
produttori e distributori del settore.
Questo mondo, che indicheremo d'ora in avanti
come un Sistema, ha funzionato fino ad oggi riservando la principale attenzione agli
aspetti formativi dottrinali e tecnico-operativi degli odontoiatri, non preoccupandosi molto, se non affatto, degli aspetti
psicologici del paziente, posto passivamente di fronte all'operatività
diagnostica e terapeutica.
E' nozione comune che la stragrande
maggioranza dei pazienti entra a malincuore in uno studio odontoiatrico,
rassegnata a "subire" una qualche forma di necessaria vessazione. La prova
risiede nel fatto che lo stereotipo del dentista, più diffuso nell'immaginario, è tuttora quello negativo del passato: un duro operatore
sanitario che fornisce prestazioni dolorose e costose, purtroppo
necessarie.
Per correggere questa sensazione finora c'è
stata poca disponibilità. Anche se i manuali
più aggiornati di management dell'impresa "studio
odontoiatrico" enfatizzano la necessità di una corretta comunicazione e informazione
all'interno dello Studio da parte del titolare e del personale,
alla fin fine non suggeriscono che stereotipi comunicazionali, sulla falsariga di
rigidi codici di origine anglosassone, del tipo: "a questa domanda dai
questa risposta", piuttosto inadatti alla nostra mentalità. Questa
impostazione è artificiosa e viene assorbita solo con fatica mnemonica dal
personale, che nella realtà quotidiana, invece, sopperisce come può con le
proprie, eventuali, doti naturali. Ciò non toglie che un uso corretto
delle tecniche verbali di comunicazione é senz'altro un ottimo strumento
di miglioramento relazionale tra lo staff e il paziente, ma è evidente
che non basta un addestramento con formule imparate a memoria, occorre
un procedimento più profondo di coesione motivazionale e di apprendimento neurolinguistico.
Alcuni professionisti, invero più sensibili al
confort e al benessere psicologico del paziente, hanno messo sì in atto degli
accorgimenti positivi sugli ambienti, ma parziali: limitati alla
piacevolezza degli arredi e dell'atmosfera per lo più nella sala d'attesa.
In definitiva il sistema corrente, nonostante gli accorgimenti
suddetti, non ha fornito il supporto necessario a
ribaltare la percezione negativa aprioristica del professionista dentale. Il
paziente dell'Era della informazione, più preparato sulle possibilità
terapeutiche, opera oggi un attento screening per la scelta del
proprio dentista, in rapporto alle sue capacità di prestazione. Questo processo di validazione si compie solo con la verifica a prestazione resa,
e, talora, non è
sufficiente comunque a modificare un impatto psicologicamente negativo.
E' vero anche il contrario: una buona ambientazione,
l'esibizione di apparecchiature tecnologiche sofisticate, un buon
atteggiamento relazionale interpersonale, non possono sopperire, alla lunga, alla
carenza di capacità diagnostiche e terapeutiche. Queste possono essere
migliorate solo con lo
studio e l'aggiornamento
tramite corsi qualificati. I pazienti sono
si molto attenti alle innovazioni tecnologiche dell'ambiente operativo, ma
anche, e soprattutto, al risultato degli interventi. Ne è prova l'aumento costante
negli ultimi anni, nei tribunali d'Italia, delle cause legali per contenzioso
odontoiatrico.
Imprendiscibilmente da quanto appena detto, appare evidente il
grande
vantaggio relazionale tra dentista e pazienti che
si può ottenere, strutturando, in modo diverso da quello
tradizionale, gli
ambienti operativi degli studi. Essi stessi devono avere un'intrinseca capacità di comunicazione positiva verso i
pazienti, al fine di neutralizzare, al primo impatto, un atteggiamento
generalizzato preconcettualmente ostracistico verso il dolore, l'elevato
costo e l'impredicibilità dell'efficacia delle cure dentali in termini di
estetica e di durevolezza.
L'ergonomia comunicazionale, in odontoiatria, è la disciplina che studia le
condizioni e l'ambiente di lavoro per adattarli alle esigenze psico-fisiche del
paziente, e nella progettazione strutturale degli
studi si presta ad integrarsi felicemente e armonicamente, negli ambienti
operativi, con una nuova e più efficiente ergonomia operativa.
Si può
quindi far sì che lo
studio operativo diventi il principale veicolo di relazione con il paziente,
ispirandogli fin dal primo istante del suo ingresso dei valori aggiunti positivi rispetto alla
sola efficienza tecnologica.
Una poltrona bella e ultracomoda, che ricordi la first class
dell'aviazione civile o un centro benessere. L'assenza dalla vista degli
strumenti operativi e soprattutto del temutissimo trapano. Una illuminazione modulabile per intensità e croma sui vari momenti della
permanenza in studio. La diffusione di audio-visivi appropriati per età e
prestazioni. Valori che costituiscono uno stimolo sensoriale positivo, immediatamente
percepiti dal paziente in un processo alogico, e riferiti come supervalori
sulle
aspettative di qualità delle prestazioni che riceverà.