La rottura “autonoma” delle
protesi al seno, infatti, è impossibile.
Per onestà professionale
devo dire che una rottura potrebbe, invece, esser la conseguenza d’un trauma
toracico. La cui entità dovrebbe, però, esser tale che la rottura medesima
sarebbe il danno minore. Un fortissimo aumento di pressione sul torace potrebbe
- più in teoria che in pratica - determinare schiacciamento con conseguente
rottura delle protesi. Una simile evenienza, tuttavia, è più unica che rara,
poiché estreme dovrebbero essere le condizioni esterne necessarie perché si
verifichi. Per fare un esempio, sarebbe teorizzabile solo se la persona si
trovasse a molte decine di metri di profondità in caso d’immersione subacquea
professionale.
La normale pressurizzazione
della cabina negli aerei, invece, è identica a quella “al suolo”. Una
depressurizzazione improvvisa creerebbe problemi di respirazione (ecco perché
l’automatica discesa delle maschere ad ossigeno), ma non certo problemi alle
protesi.
In ultima analisi si può
affermare con sicurezza che anche se le protesi si rompessero -
malauguratamente o per usura o per qualsiasi evenienza interna o esterna - non
cambierebbe la condizione estetica del risultato dell’intervento. La ragione di
quest’ultima affermazione risiede nella costruzione stessa delle protesi: se di
nuova generazione, infatti, hanno un gel di silicone molto coeso, che non si
sposta anche in caso di rottura dell’involucro delle protesi stesse.
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Mastoplastica |
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È VERO che il silicone delle protesi è pericoloso perché
porta allo sviluppo di malattie del seno?
FALSO.
Dopo tanti anni di studio da parte degli organismi sanitari di tutto il mondo,
è stato escluso qualunque tipo di rapporto causa-effetto fra impianto di gel
silicone e malattie autoimmuni o tumorali delle ghiandole mammarie. Alcune
ricerche asseriscono addirittura che il silicone avrebbe un effetto protettivo dal
tumore del seno. È dunque tranquillamente possibile affermare che le donne
sottoposte ad aumento di seno non corrono nessun rischio aggiuntivo di tumore
rispetto a tutte le altre.
È VERO che dopo un aumento di seno si può allattare?
VERO. Le capacità sia di
produrre il latte materno, sia di veicolarlo dal capezzolo, non sono
minimamente influenzate dalla presenza delle protesi: questo perché le protesi
medesime sono inserite sotto la ghiandola mammaria, senza traumatizzarla o
danneggiarla. In molti casi, addirittura, vengono inserite sotto il muscolo
pettorale e quindi le protesi neanche vedono la ghiandola mammaria.
In
sintesi, per la mamma, il piacere di allattare è conservato.
È
VERO che i "seni rifatti” sembrano innaturali?
FALSO. Anni fa, tuttavia, molti
interventi estetici sul seno producevano effettivamente tale sensazione quando
si osservava il risultato finale. Accadeva spesso, perché piuttosto frequente
era la formazione della cosiddetta “capsula periprotesica”. Per una miglior
comprensione del lettore spieghiamo quindi in questa sede, in modo molto
semplice, tale processo. La “capsula” è una sorta di “barriera fibrosa”, avente
funzione protettiva, che l’organismo genera spontaneamente qualora al suo
interno venga inserito un corpo estraneo. In altre parole, il nostro organismo
tende ad isolare ciò che non riconosce come proprio. Nel caso di un impianto
protesico dunque, il problema è rendere questo spontaneo fenomeno in qualche
modo governabile, ovvero fare in modo che tale reazione sia dolce e non
eccessiva.
E
questo è esattamente ciò che avviene con le moderne protesi mammarie: l’attuale
metodo di fabbricazione, determinando una rugosità maggiore rispetto al passato
della superficie protesica stessa, favorisce il processo di integrazione
all’interno del fisico, poiché la capsula periprotesica generata è più sottile
e morbida.
Questo
processo, visto dall’esterno, ha il vantaggio d’offrire morbidezza e aspetto
assolutamente naturali al nuovo seno. Così è nella maggioranza dei casi, ma in
medicina, che non è una scienza esatta, vige la legge delle probabilità. Ovvero
vi sarà sempre una piccola percentuale di donne che svilupperanno una capsula
leggermente più dura, con il risultato d’avere un seno un po’ più turgido. Tale
percentuale è stimabile nel 4-5% dei casi.
Mi
sento dunque di tranquillizzare qualsiasi candidata a questo tipo d’intervento
poiché, oltre alle scarse probabilità che un simile evento si verifichi,
qualora ciò avvenga è possibile intervenire nuovamente per rompere la capsula.
Aggiungo, inoltre, che negli ultimi cinque o sei anni non ho più visto
indurimenti del seno talmente vistosi da compromettere il risultato estetico
sia visivo sia tattile: solo talvolta è possibile apprezzare un lieve aumento
di consistenza della mammella, ma chi ha stabilito che ciò sia negativo?
È VERO che
con l’inserimento della protesi il seno cambierà forma?
FALSO. La
plastica di aumento del seno, infatti, modifica solo il volume e non la
morfologia, che rimane identica. Se una donna ha capezzoli divergenti o
convergenti, ad esempio, questi rimarranno tali anche dopo l’intervento. Idem
dicasi se il seno è troppo sceso: rimarrà nello stesso modo a meno che, oltre
ad inserire le protesi per l’aumento, non si decida di scolpire un nuovo
modello di seno. Quest’ultima operazione è molto frequente quando, oltre ad
aumentare volume e consistenza, si desidera anche ringiovanire, cioè rialzare
tutto il seno.
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PROTESI SENO |
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È VERO che i "seni rifatti" sono freddi?
FALSO. Premessa: personalmente l’aggettivo rifatto lo gradisco
pochissimo, seppur viene spesso ripetuto e sempre in accezione dispregiativa.
Statisticamente viene utilizzato, non a caso, proprio da coloro che vorrebbero…
ma non possono. Ricordate la favola di Esopo della volpe e l’uva?
Un viso, un
seno, un corpo non si rifanno, ci vorrebbe il buon Dio per farli da capo.
Si possono solo migliorare, correggere, sostenere o aiutare a svilupparsi,
sempre e solo sulla base delle condizioni preesistenti.
Ciò detto: la
sensazione di freddo che si avverte toccando seni che sono stati aumentati -
voce da più parti diffusa - è pura mitologia.
È VERO che
per migliorare un seno occorre sempre inserirvi dentro qualcosa (protesi)?
FALSO. Si
inserisce una protesi solo quando vogliamo aumentare il volume delle mammelle.
Se il nostro
desiderio è invece quello di rendere il seno più sodo e più eretto, o
addirittura più piccolo e più eretto, sarà allora compito del chirurgo plastico
scolpirlo, senza usare altri artifizi se non le sue mani.
È VERO che
le protesi al seno non durano per sempre?
FALSO e VERO.
In linea teorica non esiste nessun dato scientifico che provi come la parete
della protesi si danneggi col passare del tempo. Pertanto, si potrebbe
affermare che le moderne protesi sono eterne. Non molto tempo fa, tuttavia, è
stato pubblicato uno studio che mostrava alcuni micro-traumatismi nella parete
di silicone della protesi. Tale ricerca dimostrava come queste piccolissime
lesioni, invisibili ad occhio nudo, fossero evidenziate solo da un microscopio
elettronico. Conseguentemente, si potrebbe supporre che le micro-lesioni
determinino una minor resistenza delle protesi stesse. Personalmente, tuttavia,
non ho mai constatato - né mi è stato riferito da alcun collega - che una
protesi mammaria si sia rotta per usura dovuta al tempo. Al contrario conosco
signore che, operate più di 25 anni fa, mantengono intatta la loro prestanza
fisica.
In ultima
analisi ritengo che la questione vada quindi considerata nel seguente modo:
anche il seno operato invecchia, come ogni organo del nostro corpo. È quindi
possibile che dopo dieci o quindici anni dall’intervento estetico il risultato
non sia più identico, e si potrebbe aver bisogno di un ringiovanimento
considerato che la proprietaria è abituata ad avere un seno giovane e sodo.
È VERO che
i seni “rifatti” sono troppo grandi? Ho visto quell’americana...
FALSO.
Non esiste una misura standard per l’aumento del seno, ma vari sono i fattori
che determinano la scelta - per così dire - della nuova misura di reggiseno.
Sarà la paziente, sapientemente consigliata dal professionista, ad esprimere
nella fase di pianificazione pre-intervento i suoi desiderata.
Il chirurgo, da
parte sua, deve tener conto di molti elementi. In primis che tipo di
torace possiede la donna: è impensabile inserire una protesi molto grande in un
torace piccolo poiché, oltre a renderlo antiestetico, si presenterebbero
problemi di varia natura nel post-operatorio. Inoltre, è necessario considerare
la massa della ghiandola mammaria presente prima dell’intervento, poiché anche
questa fa volume. Infine, vi sono altri elementi che influenzeranno la scelta
per l’ottenimento del miglior risultato finale possibile, ma non è questa la
sede per enunciare ulteriori dettagli tecnici. È però possibile riassumere
l’intero processo nel seguente modo: sarà la somma fra la soglia di
femminilità della candidata all’intervento e l’esperienza del chirurgo a
determinare, sicuramente, un risultato strepitoso.
È VERO che
le cicatrici ci saranno sempre?
VERO.
Seppur minime, le cicatrici - purtroppo - sono l’inevitabile conseguenza di
qualunque tipo d’intervento chirurgico. Il contributo maggiore che un chirurgo
plastico può offrire al paziente per un perfetto risultato estetico, è rendere
suture e cicatrici quanto più piccole, più nascoste, più camuffabili possibile.
Tuttavia, bisogna sempre tener ben presente che la totale invisibilità d’una
cicatrice dipende in minima parte dall’abilità del chirurgo ed in massima parte
dalla capacità del singolo organismo a cicatrizzare in maniera "estetica". Le
brutte cicatrici che talvolta si vedono a seguito d’interventi chirurgici su
certi pazienti, infatti, sono quasi sempre dovute ad un’eccessiva capacità
rigenerativa della pelle. In altre parole è come se il nostro organismo, dopo
aver cicatrizzato una ferita, non s’accorgesse che si è chiusa, ma continuasse
a produrre elementi cellulari e d’altra natura atti alla chiusura della ferita
stessa. Questo processo rende la cicatrice eccessiva e troppo grande, cioè
esteticamente troppo visibile. Tenendo presente quanto appena esposto, il buon
chirurgo plastico durante l’intervento cercherà di fare la sutura piccola,
invisibile, curandone particolarmente la fattura, insomma ponendo in essere
tutte quelle attenzioni e quei piccoli segreti che solo l’esperienza può
fornire.
In linea
generale, sono poche le operazioni di Chirurgia Estetica nei quali la stigmata
cicatriziale risulta evidente: direi solo nelle riduzioni del seno (quando cioè
è troppo grande e lo si vuole ridurre a dimensioni e forme più appropriate) e
nella Chirurgia Estetica della parete addominale (quando cioè vogliamo ottenere
una pancia piatta e tonica). Nei restanti interventi, grazie alle moderne
metodologie chirurgiche, l’esito cicatriziale è veramente minimo, quando non addirittura
invisibile.
Per il seno, in
caso d’aumento, la cicatrice sarà piccola ed invisibile, in quanto celata o nel
cavo ascellare, o nella zona di passaggio fra l’arèola e la cute bianca, o nel
solco sottomammario. Operando per una riduzione della mammella o nel suo
riposizionamento verso l’alto, invece, a volte le cicatrici sono più visibili.
Ma trascorso circa un anno - per le più fortunate - le cicatrici saranno
talmente integrate con l’epidèrmide circostante da essere pressoché invisibili.
Se siete scettiche
- a dimostrazione di quanto appena affermato - chiedetevi: quante delle modelle
che posano per i famosi calendari si sono operate il seno? Risposta: tutte, o
quasi.
Eppure,
sicuramente, non avete mai visto una sola cicatrice… nemmeno con la lente
d’ingrandimento!
È VERO che
dopo l’intervento al seno è obbligatorio portare il reggiseno?
FALSO. È
una scelta della paziente, assolutamente personale. Dopo un intervento
estetico, infatti, il seno dev’essere trattato in maniera normale.
Personalmente, tuttavia, consiglio sempre d’indossare questo capo, specialmente
alle donne con seni grandi, al fine di contrastare la forza di gravità: non va
dimenticato che il processo d’invecchiamento continua, anche per il nuovo seno.
Voglio però aggiungere che l’effetto “wonderbra” si otterrà naturalmente
anche senza sostegno, e le mammelle tenderanno a scendere un po’ meno per
effetto del reggiseno interno determinato dalla cicatrizzazione spontanea che
si formerà intorno alle protesi inserite.
È VERO che se i seni sono differenti possiamo renderli uguali?
VERO. La differenza (di morfologia) fra un seno e l’altro è un
piccolo problema che affligge molte donne. Quando questa differenza fra i due
seni è limitata, come nella maggioranza dei casi, il problema è di semplice
risoluzione. A volte, invece, vi sono notevoli differenze sia di sviluppo sia
di forma fra un seno e l’altro nello stesso soggetto, ma il buon chirurgo
plastico riesce anche in questo caso ad armonizzare al meglio la situazione.
È VERO che
se mi opero i seni spariranno le “smagliature”?
FALSO.
Purtroppo le cosiddette “smagliature” sono vere e proprie cicatrici del derma
dovute a trazione troppo rapida o ad altre cause, dunque sono praticamente
indelebili. Possono essere cancellate solo nel caso in cui si elimini pelle in
eccesso.
Io vorrei
aumentare il seno, ma è vero che il mio compagno se ne accorgerà sicuramente?
FALSO. Se
ne accorgerà sicuramente se vi accompagnerà dal chirurgo. Ma se lo conoscerete
in seguito all’agognato miglioramento… può accadere che se ne accorga solo se
sarete voi stesse a dirglielo. Un consiglio: non rivelatelo se pensate d’avere
con il vostro lui solo una breve relazione, ma confessate candidamente se
questi sarà il compagno della vita. Gli uomini odiano i segreti delle donne se
rimangono tali per troppo tempo, poiché minano fortemente la fiducia alla base
del rapporto.